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Basta bestie. Vogliamo solo persone

Basta bestie. Vogliamo solo persone

Ancora una volta. Come per l’11 settembre, come per la metropolitana di Madrid, come Charlie Hebdo, come il Bataclan, come Bruxelles. Ci guardiamo attorno e vediamo e sentiamo le stesse identiche cose, la stessa sensazione di ingiustizia, la medesima paura di poter essere i prossimi, il sentirci frastornati al pensiero di ciò che è capitato. L’enormità dei fatti avvenuti ci schiaccia come un macigno, facendoci percepire con dolorosa consapevolezza il nostro cuore battere, senza sapere per quanto ancora lo farà in questa società in cui l’odio e la stupidità la fanno da padroni.

11 giugno, sabato sera, Orlando, Florida. Il Pulse è uno dei locali più famosi della città, non tanto però per la qualità del servizio o delle feste al suo interno. Il Pulse è il principale locale per omosessuali di Orlando, ed ogni weekend i giovani della comunità omosessuale della Florida vengono qui per divertirsi, ballare, e, perché no, fare nuove conoscenze.

Un posto come tanti altri, un luogo di ritrovo per giovani come c’è ne sono in ogni città. A qualcuno però, evidentemente, non piaceva l’idea che gente diversa da lui potesse divertirsi, socializzare, vivere.

Omar Mateen aveva 29 anni. Era nato negli Stati Uniti da genitori afghani, e viveva ad oltre 200 km di distanza dal Pulse e le sue feste per omosessuali. Da molto tempo FBI lo teneva d’occhio, a causa del suo frequentare ambienti vicini al terrorismo di matrice islamica. Prove precise che lo immischiavano in tali attività però, non erano mai state trovate. Un errore di sottovalutazione, forse, che è costato la vita a decine di persone.

La sera del l’11 giugno, Omar arriva al Pulse, nel ben mezzo di una serata come tante altre. In quel momento nel locale sono presenti oltre 300 persone. Il ragazzo decide che quelle persone, che non la pensano come lui, devono morire: entra nel locale armato di un fucile e due pistole ed inizia la strage. La gente scappa, fugge disperata, mentre Omar prosegue freddo e metodico, proprio come un killer professionista, nella sua personale “purificazione” del mondo da ciò che considera sbagliato. Si chiuderà nel locale con alcuni ostaggi fino alle 5 del mattino, quando la polizia e l’esercito faranno irruzione, uccidendolo dopo un breve scontro a fuoco. Il conto finale parla di 50 morti e 53 feriti, di cui alcuni anche gravi.

Questi sono i fatti, la fredda ricostruzione che non riesce a spiegare il terrore delle persone, vittime della follia di questa belva, che alcuni hanno il coraggio di considerare un uomo. Nessuna ricostruzione può narrare la disperazione della madre che riceve l’ultimo messaggio d’addio da parte del figlio, chiuso in un bagno del Pulse, in attesa che arrivi il suo turno per morire. Nessuna ricostruzione può spiegare perché 50 persone (leggasi CINQUANTA persone) sono morte per colpa di un mostro che non accettava il loro stile di vita. Nessuno scritto, o discorso, o azione può restituire la vita a coloro che l’hanno persa nella sparatoria di massa più grave della storia recente degli Stati Uniti. No, niente potrà mai ridare la vita a quelle persone, morte solamente perché desideravano essere loro stesse, un diritto che nessuna legge, Stato, religione dovrebbe mai proibire.

Eppure accade. Proprio mentre scrivo, nel mondo migliaia di persone vengono perseguitate per il colore della loro pelle, per il loro credo religioso, per il loro credo sessuale, per il loro credo politico. Vengono disprezzate, perseguitate, uccise perché vogliono essere come loro decidono di essere, vogliono vivere la loro vita libere, vogliono vivere la loro vita da persone libere e consapevoli.

Non si sa di preciso il motivo per cui Omar ha voluto smettere di essere un uomo per diventare una bestia. Si dice che prima dell’attentato abbia giurato fedeltà all’Isis, ma i suoi genitori negano il collegamento alla religione, spiegando come loro figlio fosse fortemente omofobo da molto tempo, l’ex moglie lo ha dipinto addirittura come una persona instabile. Il giudizio finale? Non me ne frega niente. Non mi interessa minimamente il motivo per cui Omar è diventato una bestia, mi interessa invece lottare perché nessun altro uomo decida di diventare una belva, e che nessun’altra persona debba morire perché decide di essere se stessa.

Sto scrivendo un mucchio di banalità fine a se stesse? Probabile. Ci saranno altre stragi come quella di Orlando? Temo di sì. Ci saranno altre persone che dovranno morire per quello in cui credono? Sì, ci saranno. Dobbiamo dunque rassegnarci a questa spirale di odio che avvelena e distrugge la nostra società? No, mai.

Sappiamo tutti che queste mie poche frasi non cambieranno mai il mondo, che non ridaranno la vita ai ragazzi ed alle ragazze del Pulse, che non fermeranno l’odio e l’idiozia che serpeggiano tra gli uomini. Lo so, non sono un illuso. Ma so anche che questo è l’unico modo che ho per combattere tutto questo: rimanere me stesso, sfruttare fino in fondo la possibilità di credere in ciò che penso. Forse è poco, ma se tutti noi iniziassimo ad accettare le idee degli altri, ad accettare la possibilità che gli altri possano essere diversi da noi, allora avremmo fatto un grande passo in avanti, molto più grande di quello compiuto sulla Luna nel 1969.

Credo sia giusto, a proposito di diversità del prossimo, chiarire un concetto forse banale, ma quanto mai attuale al giorno d’oggi: gli omosessuali esistono da sempre. Nonostante tutto l’odio, il disprezzo ed i soprusi che la gente considerata “normale” ha riversato contro di loro, essi sono andati avanti. Hanno attraversato il corso dei secoli senza mai arrendersi, senza mai accettare l’idea di vivere una vita imposta da altri. Negli ultimi anni hanno guadagnato moltissimi diritti, e non hanno nessuna intenzione di ritornare nell’ombra come vorrebbero le bestie tipo Omar. Loro hanno già vinto la loro guerra, loro sono molto più forti di noi, e lo saranno sempre di più. Questa lotta potrà avere una fine soltanto, un solo esito possibile, e loro lo sanno benissimo. Ed è per questo motivo che tutti ricorderanno sempre le persone morte al Pulse, mentre ben presto nessuno ricorderà la bestia Omar Mateen.

 

 

Gianmaria

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