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Compravendita delle sedi Ca’ Foscari: l’università svende i suoi gioielli?

Compravendita delle sedi Ca’ Foscari: l’università svende i suoi gioielli?

Domenica mattina gli studenti dell’Università Ca’ Foscari hanno ricevuto un’insolita e-mail da parte del Rettore Carlo Carraro: scritta nella forma di difesa da accuse che ha ricevuto, Carraro spiega in questo lungo testo il suo progetto del nuovo “campus” linguistico e le ragioni della vendita di alcuni edifici storici dell’università. Ma cosa lo ha costretto a fare questo gesto difensivo? Cosa sta succedendo di importante nei piani edilizi della nostra università?

L’evento che ha scatenato questa reazione sono state le dure proteste degli studenti, sostenute anche da professori e personale tecnico-amministrativo, riguardanti la decisione di effettuare uno scambio (che in termini tecnici si definisce “permuta”) fra tre palazzi storici di grande valenza culturale di proprietà dell’ateneo (Ca’ Cappello, Ca’ Bembo, Palazzo Cosulich) e un edificio ex sede ENI in zona Santa Margherita.

Le tre sedi in vendita ca bembo, ca cappello, palazzo cosulich

Le tre sedi in vendita, da sinistra: Ca’ Bembo, Ca’ Cappello, Palazzo Cosulich

La decisione è legata alla volontà dell’amministrazione cafoscarina di creare un unico polo, che andrebbe ad accogliere non solo le aule, gli uffici e le biblioteche ospitati negli edifici in permuta, ma anche quelli presenti negli altri palazzi dell’area linguistica. Gli edifici non permutati verrebbero infatti adibiti ad usi “istituzionali” e di rappresentanza. Quello che però ha portato gli studenti a protestare fra le varie cose sono i forti sospetti sull’affidabilità dell’ente che possiede Ca’ Sagredo, il fondo di investimento “Risparmio Immobiliare Uno Energia”, che più volte nella sua storia è stato coinvolto in vicende giudiziarie non troppo limpide.

Ma andiamo con ordine:

Uno Energia viene costituito a cavallo fra 2006 e 2007 da Pensplan invest s.g.r. (che però non ne detiene il controllo), una società possieduta per il 65% dalla regione Trentino Alto Adige. Il fondo nasce con l’obiettivo di acquistare alcuni edifici che l’ENI stava vendendo per ricavare profitti dalla loro gestione o rivendita. Fra i vari immobili nel 2007 viene acquistato proprio il palazzo veneziano, ma quest’operazione finisce nel mirino della Procura e della stampa per alcune stranezze che la caratterizzavano. Infatti Peter Paul Pohl, noto oltre che per questa anche per altre operazioni molto opache, nel 2004 aveva acquistato Ca’ Sagredo e altri edifici attraverso una sua società (Cà Sagredo s.r.l.) per poi rivenderli nel 2007 a Uno Energia (di cui è azionista di controllo e consigliere) ad un prezzo inspiegabilmente lievitato: Ca’ Sagredo s.r.l. comprò l’omonimo palazzo e un’altra proprietà a Pisa per un prezzo totale di 42 milioni di euro, per poi rivenderle a “Valore Reale”, altra società che fa riferimento a Pohl, e infine a Uno Energia che le acquista a 56 milioni. Il prezzo è evidentemente lievitato senza che ci fossero ragioni evidenti perché questo accadesse, ma le indagini che sono state svolte a riguardo sono state archiviate dal procuratore capo Guido Rispoli, nonostante fossero state accertate varie stranezze in queste operazioni.

L'ex sede ENI di Ca' Sagredo

L’ex sede ENI di Ca’ Sagredo

Il punto centrale è che quel prezzo gonfiatissimo di 56 milioni è stato usato come base per determinare il valore di mercato di Ca’ Sagredo, Ca’ Foscari quindi per aggiudicarsela deve offrire qualcosa di un valore molto alto, ma che non riflette il reale valore di quello che si ottiene in cambio. Oltretutto i tre palazzi che l’università ha offerto per la permuta sono stati valutati in base al loro valore catastale, che è una misura utile al fisco per determinare le tasse da pagare sugli immobili, ma quasi sempre ben diversa (e minore) del reale valore di mercato a cui questi possono essere venduti, specie se si tratta di proprietà di lusso o di alto pregio storico-artistico come i palazzi cafoscarini.

È evidente che l’amministrazione di Ca’ Foscari alla luce di tutto ciò dovrebbe procedere a ulteriori valutazioni sull’opportunità e la convenienza di questa operazione, cercando di coinvolgere maggiormente e con più trasparenza tutte le componenti dell’università per evitare conflitti sulla scelta. È anche necessario ripensare le modalità con cui l’acquisizione di Ca’ Sagredo (se ancora ritenuta opportuna) deve avvenire, perché si è scelto di usare lo strumento della permuta anziché il semplice acquisto come è prassi fare in questi casi? Oltretutto in caso di permuta l’articolo 58 del Decreto Legislativo 42/2004 prevede che “Il Ministero può autorizzare la permuta dei beni […] qualora dalla permuta stessa derivi un incremento del patrimonio culturale nazionale”, ma com’è possibile definire “incremento del patrimonio culturale” lo scambio di tre palazzi di cui due risalenti almeno al 1500 con un edificio commerciale non più vecchio di 50 anni?

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