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Da Radio Ca’ Foscari a Radio Piterpan: la storia di Carlotta

Da Radio Ca’ Foscari a Radio Piterpan: la storia di Carlotta

Radio Ca’ Foscari nasce nel 2007 da un progetto del Sole 24ORE ed oggi viene trasmessa dalla sede nella struttura CFZ alle Zattere, grazie alla collaborazione tra gli studenti e il Servizio Comunicazione dell’Università Ca’ Foscari. Numerosi sono i programmi musicali, d’intrattenimento e culturali che hanno determinato negli anni il successo della radio stessa tanto da permetterle di classificarsi seconda ai Macchianera Italian Awards 2014, durante le premiazioni tenutesi sabato 13 settembre presso il Teatro Ermete Novelli a Rimini. Un importante trampolino di lancio, dunque, per chi sogna di fare lo speaker o per chi ha semplicemente voglia di mettersi in gioco e sperimentare in campo radiofonico, come ci ha raccontato Carlotta che ora lavora a Radio Piterpan.

- Quando hai iniziato a lavorare a Radio Ca’ Foscari e quali erano i tuoi compiti? Che cosa viene richiesto agli studenti che vogliono partecipare?

Ho iniziato a collaborare con Radio Ca’ Foscari all’inizio del mio terzo anno, tra settembre e ottobre 2013. Mi sono presentata subito come speaker, proponendo un mio programma e dopo qualche settimana, necessaria per imparare ad usare la strumentazione, ho iniziato ad andare in onda. RCF è un’opportunità unica, perché è aperta a tutti gli studenti cafoscarini, con o senza esperienza, a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco dedicandosi ad un’attività diversa e nuova, acquisire crediti oppure, come me, fare un po’ di sana gavetta in previsione di un futuro lavoro. Dà la possibilità di tastare un terreno poco conosciuto che in realtà va oltre alla conduzione radiofonica; ci si può infatti improvvisare giornalisti, fonici, tecnici o produttori.

Inizialmente occorre prendere confidenza con la strumentazione, imparare ad utilizzare il mixer, i vari programmi del pc, e, infine, a parlare davanti ad un microfono. Io avevo già in mente un mio programma, quindi dopo aver deciso il nome e il giorno in cui trasmettere e aver trovato una collega con cui condividere questa esperienza sono partita con le dirette da un’ora e mezza a settimana.

- Da dove nasce il tuo sogno di lavorare in radio?

Questa è una domandona! Sono sempre stata una persona molto socievole, che “tiene banco” a cene o feste, mi è sempre piaciuto. Quando ero piccola, ricordo che avevo un libretto di barzellette, ne imparavo qualcuna prima delle grandi cene di famiglia per poi ripeterle davanti a tutti. Anche a scuola amavo molto far ridere i miei compagni, fare la simpaticona; spesso mi trovavo a intervistare le mie compagne, o a leggere i comunicati importanti come una vera giornalista, per gioco. Con il tempo mi sono poi resa conto che sentivo la necessità di esprimere il mio carattere e la mia voglia di divertirmi e far divertire al di là delle amicizie e ascoltando la radio quotidianamente un giorno mi sono detta ”anche io voglio fare questo lavoro!!!!”. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma devo dire che era una cosa talmente tanto radicata in me, che ad un certo punto è venuta fuori e basta.

- Quali sono le tre qualità indispensabili per essere un ottimo speaker e come si organizza un programma radiofonico?

Uno speaker deve essere sicuramente SEMPRE FELICE. Come mi sono sentita dire spesso, questo è il lavoro più bello del mondo, chi ci ascolta ha bisogno di una dose di allegria, deve sorridere, quindi io ho il dovere di trasmettere felicità ai miei ascoltatori. In secondo luogo, deve essere INFORMATO: sarebbe sciocco mettersi davanti ad un microfono, senza sapere cosa ci succede intorno, innanzitutto perché un programma è bello soprattutto se fatto di contenuti, e, inoltre, perché chi ascolta deve capire che io so esattamente di cosa sto parlando. Infine deve essere SIMPATICO. Essere felice e trasmettere felicità non implica trasmettere simpatia, ma quando si esprime simpatia, sicuramente si porta anche felicità. Ovviamente, è necessario essere in grado di ridere e scherzare di quello di cui si parla e di quello che ci dicono gli ascoltatori. Le caratteristiche di uno speaker dovrebbero essere molte, difficile nominarle tutte. Aggiungo il CARATTERE, indispensabile perché grazie ad esso ci si distingue e perché permette a chi ascolta di identificarsi in noi.

Un programma è difficile da organizzare perché richiede che tutti siano d’accordo ma non ci sono regole precise. Secondo me bisogna soprattutto plasmarlo sul proprio carattere e parlare di ciò che ci piace, ci appassiona, ci diverte per poterlo esprimere al meglio. È necessario scegliere un argomento del giorno, che coinvolga molto l’ascoltatore, delle notizie o delle curiosità e tanta musica.

- Che cosa hai imparato dalla tua esperienza a Radio Ca’ Foscari?

Radio Ca’ Foscari è stata fondamentale. Mi ha insegnato molto perché mi sono trovata a dover fare i conti con la mia creatività e la mia passione totalmente in fase di sviluppo. Per la prima volta, nonostante avessi già avuto un’esperienza per una radio locale, ho creato un mio programma, proprio come lo immaginavo, insieme all’aiuto della mia collaboratrice. L’esperienza a RCF mi ha reso molto autonoma e sicura di ciò che desideravo. Inoltre, il fatto che sia possibile allo stesso tempo seguire lo streaming della diretta ma siano disponibili anche i podcast, l’ha resa ancora più stimolante perché sapevo che c’era qualcuno ad ascoltarmi.

- Come sei entrata a fare parte di Radio Piterpan? Raccontaci il tuo percorso.

Lavorare a Radio Piterpan mi ha permesso di realizzazione un grande sogno. Iniziò tutto una domenica mattina quando inviai una mail ad una radio locale, con un’esperienza ridotta ma tantissima voglia di imparare. Ricordo bene che ero talmente tanto affascinata dalla passione che trasmetteva Laura Antonini di Radio Deejay che non riuscivo a pensare ad altro. Fortunatamente questa radio locale stava cercando una voce quindi mi risposero subito, inizai a fare qualche prova e con l’aiuto di un grande professionista e grazie ai suoi consigli mandai in onda alcune registrazioni. Questa esperienza, tuttavia, durò solo pochi mesi perché il lavoro e l’università mi occupavano troppo tempo. Dopo qualche mese decisi di entrare a far parte di Radio Ca’ Foscari, partì il nostro programma e a quel punto ci fu la svolta. Parlo di svolta perché è allora che ho capito quanto importante fosse per me, sentivo i complimenti di chi mi ascoltava e il feedback positivo degli ascoltatori, anche se solo amici e parenti, era fondamentale. In seguito, grazie ai social network e a qualche conoscenza, ho addirittura ottenuto una Neknomination (ho dovuto cantare un pezzo di Nek in diretta) da Dj Angelo di Radio Deejay che poi mandarono in onda, cosa che ancora oggi fatico a spiegarmi. Decisi, quindi, di frequentare un corso di conduzione radiofonica a Milano e ogni settimana da aprile a luglio mi spostavo da Treviso a Milano, una notte fuori e poi, di nuovo, da Milano a Treviso. Un’impresa difficilissima, ma quel corso mi ha insegnato talmente tanto che lo rifarei altre mille volte. Era tenuto da un grande speaker professionista di Radio Italia grazie al quale ho acquisito numerose conoscenze, ottenendo un attestato e due demo. A ciò si aggiunge la mia esperienza a Radio Kiss Kiss, con Francesco Facchinetti. Anche in quel caso, ho inviato una mail e non so se per fortuna o destino, mi sono ritrovata in quella stanza insonorizzata con quel ragazzo che avevo visto solo in televisione, a spiaccicare qualche parola in una radio nazionale. Esperienze grandiose, una dietro l’altra. In nemmeno un anno la mia vita aveva preso una piega incredibile, ero entrata in un vortice. Ma il mio obiettivo restava Piterpan. Un giorno mi sono presentata direttamente agli studi di Castelfranco, ho parlato con il direttore e il giorno successivo potevo assistere alle dirette. Ho trascorso all’incirca un mese ad assistere o partecipare alle puntate di “ARE U PITER”, e poi finalmente mi sono sentita pronta e sono andata in diretta da sola.

- Quali consigli daresti a chi sogna di intraprendere questa carriera?

A chi, come me, sogna di diventare speaker consiglio di fare tanta gavetta, cominciare dal basso perché sono davvero tante le cose da imparare, soprattutto perché parlare ad un microfono non è semplice e farlo con disinvoltura lo è ancora meno. Questo lavoro è bellissimo, ma non così facile come sembra, necessita di tanta passione, va coltivato, bisogna lavorare inizialmente gratis, per imparare i trucchi del mestiere. Non si può nemmeno lontanamente pensare di partire subito dall’alto, quindi è importante evitare di inviare demo arrangiate senza avere la totale consapevolezza di ciò che si sta facendo. Se possibile, consiglio di frequentare dei corsi, perché forniscono conoscenze che spesso si danno per scontate. Infine, occorrono passione, esercizio, voglia di fare e tanta, tanta pazienza. Ma volere è potere e io credo di esserne la prova.

- Musicalmente parlando, in che epoca vorresti vivere?

So che probabilmente, visto che lavoro con la musica, qualcuno potrebbe aspettarsi delle grandi risposte. In realtà, io vorrei poter tornare agli anni d’oro delle Spice Girls, dei Backstreet Boys, degli N’Sync, anni che hanno segnato la mia infanzia e la mia preadolescenza, che mi hanno resa quella che sono, anni di spensieratezza. Tuttavia, è una domanda difficile, perché pagherei oro per vedere un concerto dei Queen, quindi non so dare una risposta definitiva. C’è musica troppo bella che appartiene a epoche anche molto distanti tra loro.

Potete ascoltare Carlotta su Radio Piterpan. Se, invece, siete interessati ad entrare a far parte di Radio Ca’ Foscari aderite alla nuova campagna di reclutamento e selezione #fatevisentire. Trovate qui maggiori informazioni al riguardo.

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