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GRISHA BRUSKIN, ALEFBET: l’alfabeto della memoria

GRISHA BRUSKIN, ALEFBET: l’alfabeto della memoria

“Considero l’idea Alefbet come un concetto artistico, come arte e nulla di più, come una specie di gioco con le biglie. Per me era importante creare un quadro a immagine delle pagine di un libro, di un palinsesto, di una lettera, di un messaggio, di un annuncio, come il frammento di un libro infinito che si può continuare, integrare, commentare.”

bruskin grisha

Grisha Bruskin, nato a Mosca nel 1945, è uno dei più importanti artisti russi viventi, apprezzato e riconosciuto a livello internazionale almeno dalla metà degli anni ’80.

Quella che si terrà oggi, 11 febbraio 2015, alle ore 17, alla Fondazione Querini Stampalia di Campo Santa Maria Formosa, sarà l’inaugurazione della sua prima esposizione a Venezia, aperta a tutti dal 12 Febbraio al 13 Settembre 2015 dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.

La mostra che Bruskin ha scelto eccezionalmente per Venezia, promossa dal Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) di Ca’ Foscari, è incentrata sul progetto “Alefbet”, un misterioso alfabeto che si presenta come una sorta di rebus, con allegorie che è necessario interpretare e decifrare, anche con una propria spiegazione personale.

alefbet 2Lo sfondo dell’opera è costituito da una sorta di scrittura, impossibile da leggere, sulla quale spiccano 160 personaggi: angeli, demoni con il volto di animali, figure trafitte da un fulmine, uomini che portano sulle spalle la loro ombra o scrutano nei segreti del libro, uomini con accessori di ogni tipo: piante, templi, Golem, candele, pietre e chi più ne ha più ne metta.

Il progetto è una sintesi corposissima, che fa memoria di una millenaria tradizione, quella ebraica del Talmud e della Kabbalah, come possibile e permanente chiave di lettura simbolica della nostra storia e del nostro presente, a cui Bruskin si è dedicato per ben due anni.

Per chi non lo sapesse, TALMUD deriva il suo nome dalla parola LAMUD – insegnato, e significa “L’Insegnamento”.

Per metonimia, si vuol intendere il libro che contiene l’Insegnamento, il quale si chiama appunto Talmud, cioè il libro dottrinale che da solo espone e spiega completamente tutta la conoscenza e l’insegnamento del popolo ebraico. Infatti, accanto alla Bibbia, il Talmud è il grande libro sacro dell’Ebraismo, che i padri della fede ebraica leggono ogni giorno dell’anno per cercare di comprenderlo ed interpretarlo, fino a  quando, una volta terminato, si tiene una festa che farà ricominciare il giorno successivo tutto il processo di lettura. Tutti i misteri contenuti nel libro e le varie metafore Bruskin le rimpiazza coi 160 personaggi, eroi da interpretare.

KABBALAH, invece, ha molti significati diversi. In parole povere, è un’antica saggezza che svela i segreti del cosmo e della vita. Letteralmente, la parola Kabbalah vuol dire “ricevere”. E’ lo studio di come raggiungere l’appagamento nella propria vita e, secondo Bruskin, si basa sulla percezione di un potere delle parole  per trasformare la realtà.

alefbetAlla fine degli anni ’50 Bruskin scopre nella tematica ebraica un soggetto del tutto nuovo per la realtà sociale e l’arte sovietica, dato che in URSS mancava in modo categorico una qualsiasi forma di vita ebraica quotidiana e religiosa.

Bruskin ha sempre avvertito infatti una sorta di vuoto storico e culturale dovuto alla mancanza di un equivalente artistico pari alle iniziative spirituali dell’ebraismo. Sperimenta così, il passaggio da una tradizione aniconica ad una tradizione iconica, che si fa portavoce di una memoria successiva, non solo ebraica.

Bruskin vi giunge in maniera indiretta: sebbene provenisse da una famiglia ebrea, di scienziati, essa era lontana da problematiche religiose.

La sua comprensione di essere ebreo, la sua ebraicità, avviene perciò attraverso i libri e i racconti dei parenti.  La lettura lo ha sempre interessato più della pittura e capisce così di dover legare le due cose.

Bruskin, ricerca una lingua, nella sua arte, non troppo esoterica ma privilegia il racconto, la narrazione. In quanto, secondo l’ artista, il testo coincide con l’ opera e dunque l’arte è anche letteratura e ogni libro è da interpretare come opera d’arte. Tuttavia i simbolismi non mancano:

“Simbolismo del numero quattro. Ogni arazzo è diviso in quattro sezioni, ciascuna delle quali è contrassegnata da un diverso colore. In ogni sezione ci sono quattro personaggi per fila. Il quattro indica innanzitutto le quattro lettere del Tetragramma, ovvero il nome JHWH, cui corrispondono le immagini dell’uomo, del leone, dell’aquila e del toro, vale a dire le quattro creature viventi della visione del profeta Ezechiele. Queste quattro lettere si trasformano nelle quattro chiavi del Paradiso Terrestre. I quattro elementi: fuoco, acqua, terra, aria. Le quattro parti del mondo. Le quattro fasi della luna. I quattro fiumi che scorrono nel giardino dell’Eden. Le quattro stagioni…”

E’ come se si presentasse a nome di un archeologo del futuro, che cerca di comprendere il senso degli artefatti di una civiltà passata. Questo avviene nei tempi della perestrojka, in cui finalmente si afferma la possibilità di fare mostre in sale espositive, e non più negli appartamenti degli artisti stessi, e quindi di esporre lavori anche di grandi dimensioni.

bruskin disegni preparatoriBruskin si affermò come l’artista più importante della perestrojka, andando controcorrente nel regime dopo la fine dell’impero sovietico, tematizzando l’essere ebreo nella Russia sovietica. Vive infatti nella damnatio memoriae, e progetta una riflessione sulla memoria stessa, dopo aver vissuto in primis un’ epoca che
ne cancellava i segni.

Quelli che saranno esposti nel cuore della mostra veneziana sono cinque grandi arazzi (2,80m x2,10), cui si giunge da diverse sale, ognuna delle quali cerca di catapultare l’osservatore di passo in passo sempre più all’interno del progetto, esaminando i disegni preparatori e preliminari dell’artista, le gouaches e 6 straordinari dipinti olio su tela.

L’esposizione è inoltre accompagnata da proiezioni che inviteranno l’osservatore verso un universo simbolico, mappe geografiche, documentari sulla vita del pittore e da originali installazioni multimediali e interattive, che evidenziano il raro caso in cui vengono analizzate tutte le componenti del progetto e la formidabile carica narrativa dell’opera di Bruskin “Alefbet”, capace di interagire col pubblico. Gli arazzi, dunque, sono accompagnati da una sorta di commento del commento, seguendo la tradizione del Talmud, lo spettatore è chiamato a commentare i commenti già esistenti dell’autore e ad avvicinarsi così alla verità, che è sfuggente.

(C’è anche Grisha Bruskin che compare a grandezza naturale a rispondere a dieci domande in russo con tanto di sottotitoli, ma fate finta non ve l’abbia detto!)

Per tutto il resto potrete fare tutte le domande possibili e immaginabili a noi mediatori culturali ca’ foscarini presenti alla mostra con le nostre divise rosse.

Io vi suggerisco vivamente di farci un salto, se non tanto per capire chi è questo importante artista russo, almeno per farvi una visita in una delle migliori biblioteche veneziane. Ma se anche questo non bastasse perché, che so io, magari ne siete già accaniti frequentatori, sicuramente non sarete stati al terzo piano, dove si terrà la mostra, e credetemi che ne vale la pena, soprattutto verso sera, quando tutti i tetti delle case intravisti dalle finestre si fanno di un rosso acceso e tra i video di Bruskin e i suoi dipinti, vi potrete perdere a guardare fuori, come me, un’altra Venezia.

 Elisa Furlan

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