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Hai presente Indiana Jones? È una cazzata- Parte III

Hai presente Indiana Jones? È una cazzata- Parte III

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Indiana JonesIl giorno seguente ci svegliammo di buon ora. La famiglia Themisto viveva nell’albergo, di cui era proprietaria, e aveva sistemato il suo salotto privato nel fondo della sala della colazione; tutto taceva a parte il loro notiziario del mattino. A metà del mio caffè entrò Dora. La sua gip verde aspettava accesa fuori dalla porta a vetri sbuffando nel primo mattino. Ci salutò tutti e senza tante cerimonie mi mise due secchi di plastica in mano, diede una grossa valigetta rossa a Mel e distribuiti altri svariati oggetti, ci fece montare sulla gip. Gli altri ci avrebbero raggiunti con la macchina di Oliver.

Ecco, si iniziava.

Dora ci scaricò di fronte a un cancello arrugginito che dava su un incolto groviglio di alberi da frutto, cespugli e sterpaglie. <<Bene, alle due torno a prendervi, sai il segnale, sai la strada>> disse a Mel, e rombò via, e io ero sempre più “eh?”. Mel occhieggiò intorno con circospezione e assicuratasi che nessuno stesse guardando- Dio solo sa perchè, pensai- ci fece strada tra gli alberi carichi di limoni. Erano ancora le otto del mattino: il sole non scottava, la campagna era addormentata sotto le colline e doveva ancora sparire il vapore della notte.

<< Here we are>> fece Mel di fronte ad un grosso, profondo, quadrato buco nel bel mezzo del nulla e pieno di fango per poco meno della metà in altezza. Tutti gli altri dello staff erano lì già da Indiana Jonesuna settimana o più, perciò al contrario di me sembravano essere perfettamente consci del da farsi. Con un po’ di immaginazione e chiedendo spiegazioni ebbi un’idea più chiara di ciò che era accaduto: un tubo di irrigazione dei contadini proprietari del frutteto aveva avuto un guasto, il sito di scavi si era allagato, e ora noi avevamo l’adorabile compito di svuotarlo a suon di secchiate.

Il fango arrivava alle ginocchia, iniziava a fare veramente caldo e creaturine della terra affioravano fra i nostri stivali. Se qualcuno mi avesse dipinto la situazione prima, avrei detto che non ci sarei resistita due minuti. Eppure una volta lì.. la 1098263_10153112199065037_2025786007_nfatica, i secchi che pesano, il caldo, l’odore fortissimo dei limoni, e il fango da trasportare dall’altra parte del campo; le gambe sporchissime,le braccia stanche, la terra che ti è arrivata fin nelle tasche dei calzoni e ti chiedi come mentre li strizzi nel lavandino – ma poi pensi che forse è stato quando avete cominciato a tirarvi palle di fango, e lo trovi plausibile.

Quella sera imparai il sonno profondo del lavoro fisico.

Fu nei giorni che venirono, che cominciai ad ambientarmi e capire come funzionavano le cose: si lavorava fin dal mattino presto, alle volte arrivavamo al campo passeggiando, altre nella gip di Dora e nella macchina di Oliver- anzi a rotazione nel bagagliaio di Oliver, aperto sulla polvere della strada, perchè non ci stavamo tutti. Quando Dora non rimaneva con noi, ci veniva a prendere alle due per la pausa pranzo: noi ci nascondevamo dietro le siepi e montavamo quatti quatti nella macchina non appena la sentivamo fermarsi sul ghiaino. Perchè? Se la gente lì intorno avesse fiutato la presenza di archeologi in giro, avremmo trovato il sito forato come una groviera nella speranza di accaparrarsi qualche oggetto prezioso e remunerativo col favore della notte.

Verso le quattro e mezza/cinque si tornava in albergo- troppe api iniziavano a gironzolare nella zona del sito- e ognuno poteva spendere il resto della giornata come preferiva.   Indiana Jones   Per la IV puntata di HAI PRESENTE INDIANA JONES? È UNA CAZZATA, bisogna aspettare la prossima settimana.

E mo’ la trovate  QUI  Parte IV

Parte I QUI

Parte II QUI

Marina

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