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Hai presente Indiana Jones? È una cazzata Parte V

Hai presente Indiana Jones? È una cazzata Parte V

Indiana JonesErano le cinque del mattino. Qualcosa disturbò la serenità del mio sonno e controvoglia aprii gli occhi: ebbi la conferma che non ero io a tremare, ma la stanza. Quando incontrai lo sguardo di Liulee dal letto a fianco al mio, mi resi conto che non era una mia impressione : piuttosto, era un terremoto.

Nella sala della colazione quella mattina si registrò un certo fermento: yogurt e pane tostato passarono in secondo piano e ognuno cercava di assorbire informazioni sull’accaduto, ma parlare con i proprietari dell’albergo era in genere un teatrino in cui entrambi ci esibivamo in gesti primitivi per sopperire alla distanza linguistica: questo metodo lasciava un po’ a desiderare sulla precisione delle informazioni. L’unica cosa, era aspettare Dora e intanto spulciare il web facendo la gincana per la sala cercando una connessione soddisfacente.
Vedemmo la gip accostarsi, finimmo in fretta le nostre colazioni e stavamo per fare a Dora un paio di domande quando lei spalancando la porta fece strada a una donna. Una giovane donna con i capelli corti color fuoco, che sembrava sbucata dal terremoto piena d’ energie com’era, e al cui seguito c’era un uomo di poco più anziano e una bambina trotterellante. Si chiamava Pola. Lei e il marito, archeologi polacchi, giravano il mondo e intanto facevano i professori e i genitori di quell’uragano di figlia che a quattro anni sapeva parlare la sua lingua natale, l’inglese e masticava un po’ di arabo. Lui era un esperto di vasellame orientale, lei di ossa. Sì, Pola aveva un predisposizione notevole per le ossa. Dalle una tibia in mano e in pochi secondi te ne sciorina vita morte e miracoli.

S’era di Venerdì: il giorno del laboratorio. La nostra curiosità sul terremoto venne liquidata da Dora con qualche parola, d’altronde nella zona non è una rarità. Tutti pensavamo a Helike sparita in una notte, ma Dora non ci dava il tempo di abbandonarci ad alcuna elucubrazione: c’era da lavare questi reperti qui, e poi bisognava dare una mano a riordinare le monete al piano di sopra, e sciacquare le bacinelle, e mettere ad asciugare quello e quest’altro.Indiana Jones

<< Teeth, teeth >> urlò Mel mentre eravamo tutti seduti all’ombra del porticato. Rimanemmo basiti con i nostri spazzolini in mano. Pola si rizzò subito in piedi e prese dalle mani di Mel quella che scoprimmo essere una mandibola di maiale, che ricoperta di terra era stata scambiata per un frammento di vasellame. Ecco si, l’unica differenza è che appena scostata un po’ di sporcizia quel pezzo di vasellame aveva dei denti. E dei denti perfettamente conservati, per giunta, ci disse Pola, la quale con aria sognante soppesava la mandibola tra le mani. Dal peso, diceva sempre, si capiscono molte cose dalle ossa, per esempio se sono umane o animali, lo stato di salute del corpo di cui facevano parte, e anche l’età. Pola frugò nel sacco e trovò una tibia. Si imbronciò per un attimo quando capì che non era di maiale, quindi non c’era la possibilità che fosse dello stesso proprietario dei denti, bensì di mucca, ma subito si illuminò di nuovo: << Guardate>> disse quasi sottovoce<< si vede ancora il segno del coltello che l’ha tagliata>>.

Questo per noi era storia.

Come trovare inaspettatamente l’impronta di un uomo, lasciata per sbaglio o chissà per cos’altro sui resti di un vaso dipinto, un’impronta appartenente alla vita di tremila anni fa; o un chiavistello, forse di una porta, forse a guardia delle dispense di una casa.

Una mattina Oliver arrivò sventolando un biglietto tra le mani: Sabato all’antico teatro di Epidauro davano la Pace di Aristofane. Dopo un rapido sguardo ci fu una corsa a telefoni e computer: in poco più di mezz’ora avevamo organizzato una carovana. Oliver, June, Mel, Liulee ed io partimmo sulle tre del pomeriggio. Che spettacolo di vista dall’autostrada, e a parte qualche bolide che sfrecciava senza casco- almeno in autostrada non montavano in tre sui motorini- tutto filò liscio e finimmo a rifornirci di cibo in un DSC_0929posticino sul mare, dove c’era una splendida colonia di gatti rossi e una produzione locale di olive da leccarsi i baffi. Rimontati in macchina alla volta del teatro l’emozione cresceva. Ogni abitazione o segno umano era sparito, e attraversavamo solo colline selvagge, dove la roccia nuda era incendiata dal sole e l’aria sapeva di gelso e di mirto, i cui boschetti ricoprivano la terra rossastra nel tramonto. All’improvviso Oliver inchiodò. Scendemmo in fretta dalla macchina: avevamo trovato un sito archeologico, probabilmente abbandonato dallo stato di trascuratezza da cui era avviluppata ogni cosa. Strumenti arrugginiti, fosse fangose, montagne e montagne di cocci di cui le piante che avevano preso a crescervi in mezzo, si stavano lentamente appropriando. Al centro una costruzione bassa. Delle scalette, una passaggio buio. Nessuno ebbe il minimo dubbio sul da farsi e ci mettemmo ad esplorare. Con la luce dei telefoni riuscimmo a scorgere una pietra lapidaria, un sarcofago, una tomba. Non ci sembrava vero.DSC_0932

 

Per la prossima e ultima parte di  Hai presente Indiana Jones? È una cazzata, ormai lo sai: devi aspettà.

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        Indiana Jones

 

Marina

 

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