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Hai presente Indiana Jones? E’ una cazzata – Parte I

Hai presente Indiana Jones? E’ una cazzata – Parte I

Ero al primo anno di università quando, balzellando per campo San Tomà un giorno di ritorno da lezione, incrociai una delle mie coinquiline di allora e fui trascinata ad una conferenza nella sede centrale Ca’ Foscari, per noi studenti troppo spesso ricordo di lunghe file e di mirabolanti tentativi di risolvere enigmi burocratici. Si trattava di una conferenza sul Volontariato: aprire insomma agli studenti il mondo del lavoro in cui l’ unico pagamento è l’esperienza. È così che venni a conoscenza del volontariato archeologico: fatica gratuita, direte voi, ma per molti è la realizzazione di un sogno nel cassetto, che pensavo proibito a tutti coloro che non fossero esperti di popoli sepolti e chissà quali lingue arcaiche.

Senza indugio cominciai ad esplorare i siti web che il buon uomo alla conferenza, con un accento palesemente non nostrano, ci aveva indicato come fonte da cui attingeredora_ka offerte di volontariato nel campo archeologico. L’home page di PastHorizons stava montando a neve la mia curiosità: bastava inserire un luogo o un periodo dell’anno e una miriade di progetti di ricerca e di scavo si apriva con un click. In quattro e quattro otto ne trovai uno di cui innamorarmi: Helike, nel golfo di Corinto. Cercavano volontari per tutto il periodo estivo, con una minima permanenza di due settimane. Cliccai sul loro link e mi ritrovai in un blog che non doveva essere cambiato molto almeno negli ultimi dieci anni: sfondo color cachi, scritte Times New Roman con i titoli in grassetto blu e foto di una equipe che avevo ragioni di credere fosse un pelo invecchiata da quando erano state scattate. Ma bando ai pregiudizi: buttai giù un curriculum e una lettera motivazionale, e in capo ad una settimana avevo inviato la mia domanda di partecipazione all’archeologa capo Dora Katsonopoulou, che era ritratta nelle foto con un cappellino di paglia, un gilè- anche quello color cachi- e degli scarponi da montagna.

Non avevo assolutamente idea di come potesse funzionare una cosa del genere, né di chi avrei potuto trovarvi, né tanto meno cosa, in caso venissi presa, avrei dovuto portare con me, salvo le indicazioni sulla pagina web Helike Project secondo le quali era di fondamentale importanza munirsi di un buon cappello, una borraccia e calzettoni comodi. Alla voce costumi da bagno mi ritenni definitivamente conquistata. Sembrava molto importante procurarsi anche: a) un blocco di appunti e matite colorate; b) crema solare ad alta protezione; c) guanti da lavoro e d) ma da stivare nel cervello, la conoscenza della storia di Helike, sapersi orientare nella storia greca e una infarinatura delle condizioni geologiche della zona di Helike, Nikoleika e Aghio.

Mi parve una richiesta ragionevole, e sognando ad occhi aperti, cominciai ad informarmi per sommi capi su Helike, in attesa di sapere se fossi stata presa o meno come volontaria. Il giorno in cui mi arrivò la mail dall’assistente- che poi non vidi mai- di Dora ero felicissima: ora si trattava solo di organizzare il viaggio, salvo scoprire con disappunto che no, Helike non aveva un aeroporto più vicino di quello di Atene, a tre ore e mezza di corriera e mezz’ora di taxi. Per la prima settimana fui accompagnata dalla mia famiglia, che non perse l’occasione di farsi una bella vacanza al mare. Ed in effetti il mare era favoloso. Blu come pochi. In quella piccola località dal nome affascinante di Selianitika, non lontano da dove una settimana dopo avrei DSC_0523dovuto recarmi, il signor Kanelli dirigeva un piccolo albergo sulla spiaggia, un sassolino bianco lì sul mare blu e aveva fatto costruire una pedana di legno sull’acqua sotto gli alberi.

Era una Grecia piuttosto verace: il turismo era unicamente greco, vecchie con la pelle rugosa e abbronzata come cuoio, sedevano su sgabelli di paglia fuori dalle loro casupole, famiglie numerosissime imbandivano abbondanti cene sui loro terrazzini di villeggiatura- con tanto di bambini urlanti che si tirano polpette e padri in canottiera bianca che si asciugano il sudore nella calura della sera- e venditori ambulanti di karpousi, anguria,  sonnecchiavano nel primo pomeriggio vicino ai loro furgoncini sgangherati.

  La prossima puntata di Hai presente Indiana Jones? E’ una cazzata QUI HaipresenteIndianaJones? Marina

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