Home / Cultura / L’ Architettura suona?
L’ Architettura suona?

L’ Architettura suona?

La bizzarra domanda che si è posto Jacopo Gonzato e la sua risposta

E alla fine forse tanto bizzarra questa domanda non è. Basti pensare ad una cosa semplice, che bene o male ha fatto parte della quotidianità di tutti: un diapason. Che nelle classi delle scuole medie, che nei corsi di musica, il diapason è un oggetto comune- eppure con un’aura di mistero. Un diapason che, come nella parte iniziale della mostra organizzata dall’associazione di studenti Rapsodi tenutasi alla biblioteca dei Tolentini dal 17 al 21 Febbraio, viene fatto interagire con materiali diversi. Un colpo al legno, uno al vetro, un altro ancora al metallo: sembra scontato che il suono che ne otteniamo sia diverso per ogni materiale, ma ci siamo mai chiesti come e perchè?

L’idea dello studente di architettura dello IUAV, ora alla specialistica, Jacopo Gonzato, e degli organizzatori della mostra, parte probabilmente proprio da qui: dall’osservazione che il suono, nelle sue onde, si propaga differentemente nei materiali che attraversa e non vi interagisce sempre nello stesso modo. La sua propagazione diventa parte integrante dell’ambiente, e quindi anche dell’ambiente architettonico, dal momento che l’architettura è forme e materiali,ed il suono non può fare a meno di tessere dei rapporti con entrambe le cose.
Alle 18.00 del 17 Febbraio entro nel cortile dei Tolentini, un crocchio di gente si è già riunito, ma non vedo la parte espositiva della mostra, così aspetto che inizi l’inaugurazione. Intanto decido di gironzolare. E’ così che scorgo qualcosa di inaspettato. Cinque oggetti pendono da una volta del chiostro. Inizialmente non ho potuto che definirli tali:  oggetti. Mi avvicino. Sono oggetti geometrici, forme nude appese al soffitto, una affianco all’altra. Sarà Jacopo a spiegare che questi oggetti sono realizzati in un materiale molto usato nell’edilizia: il poliuretano estruso. Il che si rivelerà fondamentale. Comincio a girare intorno ai cinque solidi, dal più semplice, un tetraedro, che se ne sta lì silenzioso e oscillante agli spostamenti d’aria- al più complesso, un padiglione composto da un incrocio di elementi curvilinei, una sorta di arco, che sembra quasi una creatura preistorica. E mi chiedo. L’ Architettura suona? Guardo le forme e non mi do una risposta, e loro tantomeno me ne offrono una, lì mute, scarne, semplici, pulite.
Inizia la presentazione: Jacopo parte con il dimostrare le differenze di suono ottenute facendo battere il diapason sui diversi materiali. L’ architettura non è solo forme rigide e concrete, che si toccano con mano. L’architettura la vogliamo pensare anche come sinergia. Una sinergia che comprenda tutti i linguaggi, da quello visivo a quello sonoro. Lo studio del suono in relazione all’architettura abbatte una barriera, ci trascende quasi dalla pesantezza del nostro esserci fisicamente. L’idea di Jacopo è di sviluppare nell’architettura un uso dello spazio che vada fino in fondo alle potenzialità dello spazio fisico stesso: modificando oggetti e materiali non si tocca solo il loro aspetto, ma si crea un effetto anche sulla percezione sonora e sul suono stesso che questi oggetti permettono di produrre-trasmettere.
E allora perchè non pensare ad una gestione unitaria di suono e spazio? Anzi il suono come parte integrante e quasi inscindibile di esso, parte della nostra relazione con l’ambiente in cui viviamo? Il discorso si fa affascinante, ho pensato. I solidi platonici intanto, restano muti lì affianco, attirando  sguardi curiosi, creando un’ atmosfera di attesa, come se ci si aspettasse che da un momento all’ altro prendano vita. Intanto Jacopo ci parla della tecnologia dei trasduttori a contatto, e le cose si fanno più chiare: si tratta di uno studio che prevede lo sfruttamento degli ” oggetti come cassa acustica, per diffondere l’informazione sonora”, ovvero l’oggetto non più passivo nella trasmissione, non un mero mezzo silenzioso e ” apatico”, bensì carne viva del suono ed esso stesso fonte sonora.

Comincio a capire. Quando lo studente del conservatorio di Vicenza, Amerigo Piana, fa partire la sua traccia- un esperimento di musica olofonica – pare davvero che i cinque solidi si risveglino e prendano vita. Sollecitati da due trasduttori a contatto per ognuno, i solidi di poliuretano generano una distribuzione del suono particolare, dettata non solo dalle caratteristiche del materiale, ma anche dalla geometria delle forme stesse.

L’atmosfera si fa mistica. La gente si raggruppa attorno agli oggetti sospesi, prima con una sorta di circospezione, non sapendo come avviare un contatto, poi sempre più coinvolti.

Alcuni poggiano l’orecchio sui solidi e chiudono gli occhi, altri li sfiorano con il palmo della mano e li sentono vibrare sotto le dita, altri ancora si infilano tra i segmenti delle figure e rimangono ad ascoltare fermi nel mezzo, circondati dai suoni che si richiamano e si diffondono. Una ragazza mi racconta, qualche giorno dopo, di non essere venuta alla presentazione, ma di aver vissuto un momento bellissimo grazie a questa: tornava a casa che era già buio, la biblioteca si era già svuotata e aveva appena concluso una giornata di studio davvero pesante. Attraversando il cortile dei Tolentini non pensava che a tornarsene a casa e buttarsi a letto, quando all’improvviso sentì un rumore. Non capiva da dove provenisse, si girava, guardava intorno, ma non c’era nessuno. Finchè non ha scoperto che quei suoni, quella musica un po’ sottile e un po’ ancestrale, veniva dai solidi appesi alla volta. “ E’ stato bellissimo “ mi dice “ non avevo idea di cosa fossero prima. Mi sono avvicinata e ho toccato i segmenti con le dita. Quando li ho sentiti vibrare mi è venuto un colpo. Insomma prova a immaginare: notte, nessuno in giro, questa musica bellissima che riempie il chiostro, un vento pazzesco, e io lì, che mi aggiro per queste forme misteriose che sembrano volermi parlare..

Ecco, quindi “ L’ Architettura Suona?” non si è rivelata solo essere un’idea originale, ma anche una esperienza. E non è proprio questa la cosa migliore? Non era questo lo scopo? Fare dell’architettura una esperienza che ci coinvolga interamente.

Organizzatori:

Jacopo Gonzato

Andrea Rao Fasolo

Enrico Masin

Francesco Momi

André Nadin

Amerigo Piana

William Pilastro

Alessandro Zerbini

Per saperne di più  http://rapsodi-iuav.tumblr.com/

Marina D. Martino

Scrivendo questo articolo ho ascoltato: il brano di Amerigo Piana che trovate nel link più sopra

 

 

FacebookTwitterGoogle+PinterestTumblrStumbleUponRedditGoogle GmailPrintWordPressWhatsAppTuentiShare

Comments

comments

Comments are closed.

Scroll To Top