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Le mille anime di Berlino

Le mille anime di Berlino

The alternative city guide to Berlin

Arrivo a Berlino l’8 Agosto. Temperature da bloccare il respiro e treni sfreccianti. Una stazione brulicante di persone, simile ad una moderna Torre di Babele. Confusione linguistica e agitazione metropolitana. Mi manca l’Italia. Sono fatta così, amo viaggiare ma poi ritorno sempre nel luogo da cui sono partita perché amo il mio paese, nonostante le sue mille contraddizioni. Prendo il respiro e cerco di capire le indicazioni per raggiungere il mio appartamento. Stromstrasse 28. Strom significa corrente, flusso, elettricità. Promette bene, penso tra me e me sarcasticamente. Tre cambi di metro dopo, raggiungo un quartiere multietnico e vedo finalmente il palazzo dove alloggerò. L’appartamento è carino, legno bianco e mobili Ikea, sembra camera mia. Insieme a me vivranno altri due ragazzi, un’italiana ed un tunisino che abita in Svizzera. Finalmente respiro di nuovo. Parliamo in inglese ma anche loro sono un po’ spaesati come me, anche loro hanno raggiunto la capitale tedesca nella speranza di imparare una lingua che non si finisce mai di studiare e che ha una struttura complicatissima. Le due settimane successive trascorrono rapide: ogni mattina seguo un corso di lingua la cui sede si trova all’interno della corte di un teatro, in Friedrichstrasse, di pomeriggio studio e la sera esco a scoprire le meraviglie della città.

Berlino è colore, una tavolozza di stili diversi che si confondono tra loro, epoche storiche che si intrecciano a formare un non-luogo, che è allo stesso tempo passato, presente e futuro. Ecco quindi che gli edifici sopravvissuti alla guerra e le tracce del Muro, indelebili perché ancora fisicamente presenti ma anche perché continuano ad esistere nell’essenza e nella memoria degli abitanti dell’Est e dell’Ovest, si fondono con altissimi palazzi di vetro pronti a riflettere il cielo e la voglia di rinascere della città stessa. Sono ancora molte, le anime di Berlino. Apparentemente in contrasto, esse convivono in armonia, rispettandosi a vicenda. Nella metropoli tedesca, infatti, ciascuno trova il suo posto e a volte basta cambiare quartiere per ricominciare. “Berlino è povera, ma sexy” (“Berlin ist arm aber sexy”). Così descrisse la capitale tedesca il suo ex sindaco, Klaus Wowereit, in un’intervista del 2003. Ancora oggi Berlino è, paradossalmente, una delle città più povere e con il più alto tasso di disoccupazione di tutta la Germania. Ciononostante, ogni anno sempre più giovani da ogni angolo d’Europa scelgono la capitale tedesca per fare fortuna, per realizzare un sogno o perché se ne sono perdutamente innamorati dopo un Erasmus. Berlino accoglie tutti: rifugiati, giovani in cerca di lavoro, artisti, cervelli in fuga. Non importa se sei bianco, nero, omosessuale, se sei pieno di tatuaggi o porti un velo sulla testa. Chiunque a Berlino ha la possibilità di affermarsi e trovare finalmente la propria strada. Possibilità non certo regalata: lo scoglio linguistico, i rigidi inverni, la burocrazia più intricata del nodo di Gordio e la brusca schiettezza dei Berlinesi spingono molti a gettare la spugna. Chi invece resta si rende presto conto che nel 2015, se hai tra i venti e i trent’anni, se sei creativo e intraprendente e se sogni una società in cui la sostanza conti più dell’apparenza, Berlino è the place to be.

Risorta dalle macerie, oppressa dal peso della responsabilità storica e lacerata da un muro di cemento, è stata per anni una città dalle due anime. Ventisei anni dopo, Berlino è la città dalle mille anime: è impossibile abbozzare un ritratto del vero berlinese, così come è difficile determinare quale sia il vero centro cittadino. Ogni quartiere è un microcosmo a parte, con la sua storia, la sua cultura e i suoi abitanti. Dopo averci vissuto vorrei proporre una guida alternativa di Berlino. Non è un trattato Darwiniano, è solo il risultato di un’attenta osservazione dei volti e degli atteggiamenti delle persone che si possono trovare in questa città e che la rendono così straordinaria.

Il turista: aaaaah il turista! Come ogni capitale che si rispetti, anche Berlino pullula di individui che si aggirano con aria smarrita muniti di macchina fotografica (oggi anche di bastoni per i selfie) e cartina. Il suo habitat naturale si estende da Alexanderplatz alla Porta di Brandeburgo, passando per il duomo e per l’Isola dei Musei. Dopo una sfiancante camminata lungo l’Unter den Linden e una scorpacciata di cultura in tutti i musei, il turista medio è soddisfatto e convinto di essere appena diventato un esperto di Berlino. Se solo sapesse che basterebbe fare due passi in più per raggiungere la cupola del parlamento, gli uffici della signora Merkel e la modernissima Potsdamer Platz, primo elogio al progresso e alla modernità dopo la caduta del Muro.

Il turco: i turchi sono una delle popolazioni più numerose. Si concentrano soprattutto nell’alternativa Kreuzberg, dove un certo Mustafa è riuscito ad ottenere il primato di miglior Kebab di Berlino, e nelle più residenziali Neukölln e Wedding, quartieri guardati con sospetto dai nuovi arrivati nella capitale. In questi quartieri non è raro trovare casermoni coperti di graffiti, bar dall’aspetto un po’ sciatto e chiassosi mercati improvvisati di frutta e verdura. Una piccola Istanbul nel cuore della Germania.

L’hipster: i quartieri di Friederichshain e Prenzlauer Berg fanno di Berlino una delle città più hipster d’Europa. Fumano il narghilé con gli amici nei bar di Boxhagenerstrasse, vanno a caccia delle migliori stramberie nei numerosi mercatini dell’usato della domenica mattina, e ovviamente, fanno la fila per entrare al Berghain, uno dei club più leggendari di Berlino che prevede una selezione durissima al suo ingresso. Niente tacchi e minigonna! Niente camicia! Più sei fuori dagli schemi, più piacerai al buttafuori. L’hipster spesso esagera, ed è costretto a ripiegare in uno dei locali nei dintorni di Warschauerstrasse o a sedersi malinconicamente sopra il muro contemplando il fiume Sprea con una Berliner Pilsner in mano.

Lo studente: Berlino è una grande città universitaria. Lo studente si divide in due sotto categorie: HU e FU e TU, ovvero, studente della Humboldt Universität, della Freie Universität e della Technische Universität. Benché siano in lotta per accaparrarsi il titolo di migliore ateneo di Berlino, sono tutti accomunati dallo stesso destino: ore, giorni, mesi nelle rispettive biblioteche. Poco importa se nel cuore pulsante della capitale o immersi nel verde in un quartiere fuori città.

L’uomo d’affari: in Italia l’uomo d’affari raggiunge il posto di lavoro in auto, ma a Berlino chiunque viaggia in metro. Tra studenti che ripassano e individui che tentano di tornare a casa dopo aver fatto after, l’uomo d’affari (o la donna) se ne sta impassibile con la sua ventiquattrore. Forse sta già pensando alla giornata che lo aspetta, forse sta facendo di tutto per mascherare il sonno. Ad ogni modo, come ogni mattina raggiunge fiero l’ufficio, collocato nei modernissimi palazzi in vetro nei pressi del KuDamm o in un’elegante palazzo di Charlottenburg.

La fashion victim: anche se a Berlino il concetto di “moda” è un po’ relativo, ci sono ragazze (e ragazzi!) che amano vestirsi con stile. Affollano le boutique e i negozi del KuDamm e, ovviamente, il KaDeWe, ovvero il centro commerciale più grande di Berlino e dell’Europa continentale.

La famigliola: con almeno due-tre figli. Vivono nei quartieri di periferia, generalmente nella ex Berlino ovest. Amano passare la domenica al parco, muniti di cestino da picnic, o al Wannsee, il lago più grande città.

 

Berlino. Due anime, mille anime.

Berlino

 

Ginevra Rocchesso & Silvia Sanna

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