Home / Attualità / Siamo tutte Sara.
Siamo tutte Sara.

Siamo tutte Sara.

A volte il mostro non dorme sotto il letto. Il mostro può dormire accanto a te.

 

Morire a ventidue anni dovrebbe essere illegale.

Morire a ventidue anni per mano di qualcun altro dovrebbe essere un crimine contro l’umanità.

Morire a ventidue anni per mano di colui che diceva di amarti è l’Incubo.

 

Sara aveva ventidue anni. Le foto sull’Ansa ce la ritraggono come una ragazza splendidamente bionda e dal viso angelico. Era di Roma e studiava Economia. Nonostante io non conoscessi Sara e forse mai l’avrei conosciuta per ovvie ragioni geografiche, dopo aver sentito la sua storia e il suo triste epilogo mi sento comunque di dire una cosa: io sono Sara. Tu che leggi sei Sara.

Noi tutte siamo Sara.

Domenica mattina l’auto di Sara è stata trovata bruciata e cinquecento metri più avanti, in un parcheggio dietro ad un muretto, il suo corpo carbonizzato. Capelli biondi, viso angelico, freschezza dei ventidue anni bruciati nella notte e ridotti a cenere, mentre se ne vanno, su su verso il cielo e le stelle. I media si chiedono cosa e come può essere successo un fatto così orribile a Roma, ad una ragazza così giovane. Lunedì è arrivata l’orrida verità: l’ex fidanzato ventisettenne, dopo un lungo interrogatorio ha confessato il delitto. Dopo averla seguita in macchina nella notte e ad aver avuto una discussione con lei, ha cosparso l’auto e Sara stessa di alcol (comprato in precedenza) e ha appiccato il fuoco. La ragazza ha provato a scappare per salvarsi,chiedendo aiuto, ma nessuno si è fermato a soccorrerla. Lui l’ha presa e l’ha bruciata viva.

Una relazione malsana ed impari non necessariamente coinvolge le percosse. Spesso la violenza fisica del partner si consuma pochissime volte quando hai a che fare con un partner manipolatore e con tendenze di dominio. La violenza psicologica risulta la componente più insormontabile e costante del rapporto di coppia, facendoti vivere in un costante stato d’ansia, in gabbia e soggiogata dal dominio puramente mentale di un uomo possessivo e dalle pulsioni fortemente maschiliste.

E’ un uomo che incontri per caso, è una persona forte e sicura di sé, ti fa sentire protetta, ti mette al centro dell’attenzione, perché tu sei unica, sei la più bella, la più intelligente. Nel momento in cui ti innamori, acquisti il tuo biglietto di sola andata per l’Inferno e cominci a scendere le scale in ginocchio.

Si inizia dalle piccole cose, piccole critiche su abbigliamento, estetica, abitudini alimentari fino a come sei venuta in una fotografia. Poi si passa ai lati del tuo carattere, che se all’inizio erano splendidi, dopo pare diventino il suo incubo, facendoti sprofondare in sensi di colpa e in una crisi di identità che nemmeno la preadolescenza.

“Sei pesante. Sei paranoica. Sei pazza. Sei lunatica. Non mi lasci i miei spazi. Non ti sai divertire. Non sai quello che vuoi. Sei immatura. Sei una bambina di merda”.

Prima pensi solamente tu non sia così, che lui si sta sbagliando su di te, non ti conosce e mai si è sforzato di conoscerti. Poi piano piano inizi a ripeterlo come un mantra fino a convincertene, con lui che ti rincara la dose dicendoti che ha imparato a conoscerti troppo bene e che nonostante tutti i tuoi difetti, lui ti ama da impazzire. Questi sono dieci passi nella tua personale discesa.

Arriva poi il momento delle tue relazioni extra personali. Non gli sta simpatica la tua migliore amica, non gli stanno simpatiche le tue compagne di corso, ti mette contro la tua coinquilina. E’ geloso dei tuoi amici uomini, li descrive come un branco di iene affamate, tutte pronte ad attaccare nel momento in cui lui volge lo sguardo altrove. Ogni volta che esci da sola arriva il monito:”Attenta a chi ci vuole provare” e senti la rabbia salire, perché tu lo sai, in fondo lo sai benissimo di avere una coscienza e di essere degna di fiducia. Ma lui non si fida, come non ci si fida di una bambola di pezza inanimata e tu non dici niente perché hai paura di perderlo e credi lo dica per amore. Sono altri dieci passi verso il baratro.

Arrivano poi, come una tempesta, gli attacchi diretti ai tuoi sogni, alle tue aspirazioni e ai tuoi progetti. Falciati tutti di netto, sei riempita ogni giorno di critiche su quello che ti piacerebbe essere, diventare, la tua idea di te si disintegra sotto un terremoto di magnitudo 8 di parole.

“Studi roba inutile. Non salverai il mondo. Non sarai mai una cooperante, piangi e frigni per tutto. Sei un’indecisa del cazzo, una bambina, infantile perché non hai un obiettivo. Tu fai mille cose, non te ne riesce nemmeno una e poi ti incazzi”.

I tuoi successi non sono motivo di gioia per lui. I suoi devono essere al centro di qualsiasi tua attenzione.Devi annullare tutti i tuoi impegni per lui (estetista compresa) e il vortice di egocentrismo ed egoismo in cui finisci ti schiaccia lentamente, ma sempre più forte. Ti senti male, inutile e schifosa, una fallita, ma stai con lui comunque, perché pensi che se dice e fa  queste cose, è per il tuo bene. Anche se prima di lui facevi dell’indipendenza il tuo vessillo, odiavi catene e gabbie, camminando a tre metri da terra sull’onda dei tuoi sogni, adesso sei in prigione e non sai come uscirne. Internamente scalci, strepiti, tiri pugni all’aria, ma fuori fingi vada tutto bene. Questi sono venti passi verso il basso.

Ti fai mollare, ti fai riprendere, ti fai umiliare e perdonare, sbagli sempre tu e se provi a ribellarti sei un’ingrata mentre lui è un santo che ti sta a sopportare. Ti convince che anche la tua famiglia pensa tu sia sbagliata e con un brutto carattere. Ti ama e poi non ti ama più, vuole cambiarti fino a che non sei perfetta per lui e totalmente docile.

Lui è l’artista e tu la sua opera d’arte.

Stai morendo dentro, ma questo a lui non importa. Stai cambiando te stessa, la crisi di identità ti porta a mesi di crisi di panico e situazioni psicologiche instabili. Inizi a chiuderti in te stessa, fallisci gli esami, non hai concentrazione, ti senti incapace e continui ad appassire. Stai andando sempre più giù.

Arriva il momento in cui inizia a fare progetti con te, su di te, su di voi: finisci gli studi, casa, un cane, un gatto, lavoro e poi sei definitivamente finita… ops, pardon. Perfetta.Sei sempre più convinta e sottomessa e pubblichi foto felici di voi due perché gli altri non devono sapere della tua reale sofferenza e vuoi dimostrare al mondo che va tutto alla grande. Parli di lui come l’uomo migliore del mondo, ma in realtà lo odi e lo disprezzi. Ai “come stai” rispondi solo “bene”, quando in realtà vorresti urlare che stai malissimo e non stai trovando nessuna ragione per andare avanti se non rimanere alla sua mercé. Ti svuoti, accettando tutto ciò che viene e sperando che sia solo un periodo di passaggio. Sei definitivamente giù adesso. Benvenuta a destinazione.

Un giorno, all’ennesima, dici BASTA. Chiudi tutto, dai un calcio alla porta e la sfondi, uscendo fuori al sole, perché hai capito tutto il castello di carte che ci sta dietro e la situazione non ti piace. Ti rendi conto che non è mai stato amore.

Non è finita qui, c’è un’altra battaglia da combattere.

Tu hai osato dirgli no, hai osato chiudere senza il suo permesso, hai osato ribellarti. Hai osato riprenderti la tua vita in mano. Questi tipi di uomini non accettano il rifiuto, non gradiscano sia qualcun altro a chiudere qualcosa. Perdono il controllo e il dominio della situazione e non lo possono tollerare. Iniziano a riempirti di dolci parole per farti tornare, alternate agli insulti più pesanti, ai vari “ti ricordi come eravamo felici insieme?”. Si vacilla sempre in quelle situazioni, ma si cerca di stare in piedi perché ciò che si è conquistato a fatica non si vuole lasciare così facilmente. Si chiama stalking, e quello che esce da quella bocca o quello che ti scrive sul telefonino o sui social network non ha nulla di reale.

Sara ha chiuso la sua relazione con l’ex e ne aveva iniziata un’altra, forse cercando un nuovo inizio. Evidentemente l’ex non la pensava allo stesso modo, lei non meritava di vivere e andare oltre lui. O lui o nessuno. Se non la può più avere lui, non l’avrà più nessuno.

Come una caccia alle streghe, come la Santa Inquisizione, come il Malleus Maleficarum, lui l’ha messa al rogo. Sara è morta a ventidue anni tra le fiamme, inquietante simbolo di purificazione e redenzione, per espiare chissà quali colpe, per pagare un prezzo troppo alto, per essere di nuovo liberi e vivere serenamente perché a ventidue anni hai voglia di vivere e i sogni occupano il 90% dei tuoi pensieri, hai voglia di amare ancora dopo la brutta esperienza, anche se fa male rialzarsi, anche se i tuoi occhi fanno ancora fatica ad abituarsi alla luce.

Sara ha provato a scappare dopo che il suo ex ha cosparso lei e la sua auto di alcol e appiccato l’incendio.

Ha gridato disperatamente aiuto e nessuno si è fermato. A prescindere da quello che si può pensare di questo fatto, è questo il problema di quei momenti: la vittima grida, grida più forte che può, chiede aiuto finché ha fiato nei polmoni, ma sono rari i casi in cui qualcuno riesce a sentirti. Vince spesso l’indifferenza, o i tanti “non potevo sapere” che porta una, cento, mille, milioni di Sara a morire o non farcela per quella maledetta piaga sociale che è il femminicidio.

Siamo tutte Sara ed è ora di dire tutte insieme BASTA. Basta con le violenze, fisiche e psicologiche. Basta con l’indifferenza e il silenzio. Basta con la solitudine e le parole morte in gola. Basta con la paura. E’ ora di dire basta ed iniziare a pretendere tutela, a far capire che non siamo sole e non dobbiamo aver paura di raccontare la nostra storia alle donne, così come agli uomini. Ci sono persone che ce l’hanno fatta e la voglia di aiutare gli altri è fortissima.

L’obiettivo è che non ci siano più altre Sara sdraiate sull’asfalto, o sul pavimento di casa, nei vicoli bui.

Scrivo su uno dei miei atti di ribellione, che è Daily Revolution.

Io sono Laura, ma ho rischiato di essere Sara. Sono sopravvissuta per raccontare la mia storia. Noi siamo Sara, tutte noi potremmo essere Sara.

Una lezione da imparare in prima battuta: io sono io e mi appartengo. Tu sei tu e ti appartieni, non sei di nessun altro al di fuori di te stessa. Noi siamo padrone di noi stesse e non permettiamo a nessuno di imporci il possessivo “mia” (o mie). Noi siamo e continueremo ad essere, esistere, vivere. Vivere per Sara e tutte le altre vittime che non ce l’hanno fatta. Lottare per Sara e tutte le altre nel mondo, uniti insieme, donne e uomini contro la violenza di genere, contro gli schemi mentali e le pressioni psicologiche, contro la concezione patriarcale, contro lo stereotipo violento, brutale ed aggressivo di una mascolinità che si impone e ammazza l’individualità per un puro fenomeno di compensazione.

L’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, disse che la violenza contro le donne è la peggior violazione dei diritti umani. Io aggiungo invece una frase della grande Simone De Beauvoir, lanciando una provocazione.

“Nessuno, di fronte alle donne, è più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.”

 

FacebookTwitterGoogle+PinterestTumblrStumbleUponRedditGoogle GmailPrintWordPressWhatsAppTuentiShare

Comments

comments

Comments are closed.

Scroll To Top