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The Hunger Games: Catching Fire

The Hunger Games: Catching Fire

Tutti con(tro) Katniss. 

È trascorso un anno dai 74esimi Hunger Games, terminati con la vittoria di Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) e Peeta Mellark (Josh Hutcherson) L’amore dichiarato tra i due sembra però essere null’altro che una farsa messa in atto per ingannare i vertici di Capitol City e garantire la sopravvivenza di entrambi. Il presidente Snow (Donald Sutherland), venuto a conoscenza di ciò, costringe la ragazza ad assicurarsi che i vari distretti credano alla sua relazione, durante il Tour dei vincitori. Katniss rappresenta, infatti, un faro di speranza per la popolazione che vive in condizioni precarie e che inizia i primi tentativi di ribellione. Lo stesso Snow, con l’intento di eliminare definitivamente la protagonista, organizza quindi un’ edizione della memoria degli Hunger Games in cui sono chiamati a partecipare i tributi vincitori degli anni precedenti.

Non so come la pensiate voi, ma io non sono una di quelle ragazze che desidera fin da bambina di diventare una principessa salvata da un uomo su un cavallo bianco, nella maggior parte dei casi d’azzurro vestito. Sono, anzi, estremamente convinta del fatto che tali risvolti fiabeschi siano per di più ingannevoli e creino nelle nostre ingenue menti di fanciulle fin troppe aspettative e speranze irrealizzabili. Sono invece dell’idea che se vuoi una cosa, devi rimboccarti le maniche e prenderla, anche con la forza se necessario (e no, non sono psicopatica, “my mother had me tested”). Sono una Daenerys Targaryen che sembra buona, dolce e carina ma che se s’incazza ti lancia un “Dracarys” inaspettato e tu ti ritrovi cenere alla cenere, pace all’anima tua. Sono una Katniss con l’arco e l’abito che prende fuoco se fa una giravolta. A tal proposito vorrei soffermarmi a riflettere su questa nobile arma che mi ricorda le amazzoni, popolo di donne guerriere che affonda le proprie radici nella mitologia greca. Inutile dire che già nutro simpatia nei loro confronti dato che, secondo l’etimologia, pare che il loro nome significhi “senza seno”. M’identifico in loro, ecco. Tuttavia, sembra anche che fossero esse stesse a mutilarsi la mammella destra per tendere meglio l’arco. Ora, queste se ne andavano in giro a tirare frecce a destra e manca ma con una fierezza e una forza, sia fisica che mentale, che purtroppo al giorno d’oggi manca in un numero sempre più elevato di rappresentanti del genere femminile. Alla luce di queste premesse, l’idea che una donna, un’eroina come Katniss riesca, armata soltanto di un arco, non solo a vincere una gara-combattimento alla “ne rimarrà solo uno” ma anche a mettere in crisi un intero sistema sociale costituito per lo più da tirannia e repressione, mi lascia sul volto un sorriso a trentadue denti e nel cuore una rinnovata speranza per le future generazioni. Per tutti questi motivi, vi consiglio caldamente la visione di The Huger Games: Catching Fire.

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About Ginevra Rocchesso

Blogger a tempo perso, divoratrice di libri e amante delle parole. Quelle che colorano i fogli e la mente, quelle che vengono dal cuore e quelle che non lo lasciano mai. Amo Londra, i gatti, la moda, la musica, il teatro, i vecchi giornali, i sorrisi e i sogni da realizzare. All'università Ca' Foscari studio inglese e tedesco. Nel tempo libero? Vivo e scrivo.

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