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Voga veneta: un viaggio nella vera essenza di Venezia

Voga veneta: un viaggio nella vera essenza di Venezia

E’ una serata uggiosa e fredda a Venezia. Corro, ansimando come una caldaia che perde pressione, zigzagando tra la gente, trattenendo a stento qualche imprecazione sacrilega quando finisco in mezzo a pozzanghere che, con l’oscurità serale, si rendono invisibili ai miei occhi. Il motivo della mia agitazione e del mio nervosismo è presto detto: sto per fare la mia prima intervista, e sono in ritardo. Il che non sarebbe diverso da tante altre serate della mia vita, ma questa volta no. Questa volta non posso arrivare in ritardo, perché è la mia prima intervista, e iniziare in questo modo non mi sembra proprio il piede giusto.

Continuo a correre. Campo Santa Margherita mi sembra illuminato a giorno, dopo l’oscurità serale delle calli veneziane. Cerco di calmare il mio fiato, che non vuole saperne di smetterla di assomigliare ad un vecchio bollitore, mentre comincio a scorgere la figura del primo soggetto che intervisterò nella mia vita.

Federico Dallo è un ragazzo simpatico e gentile. Lo capisco fin da quando ci stringiamo la mano, entrando in un bar per chiacchierare al calduccio, lontano dal vento invernale e dalle sue gelide dita inquisitrici. È un dottorando di Ca’ Foscari, che vive a Venezia ormai da due anni, e che da altrettanti è membro della squadra di voga dell’Università. Mentre ordiniamo le nostre consumazioni, mi chiede informazioni su Daily Revolution. Gli dico chi siamo, cosa stiamo cercando di fare, e sembra incuriosito. Poi gli tiro fuori la mia idea: una serie di articoli sulle attività sportive universitarie e della città di Venezia. Si dichiara interessato, ed accetta di farsi intervistare. Cosa che avviene non appena ci troviamo davanti del buon, ristoratore, alcool.

 

La prima cosa che devi sapere, quando si parla di voga, ed in particolare della voga veneta.” esordisce. “E’ che tutto si basa sulla precisione assoluta della tecnica di voga. Il vogatore deve sapere dare la giusta pressione, l’esatta forza, con precisione totale. Solo così l’imbarcazione si sposterà nel modo che lui desidera.”

 

.) Partiamo dall’inizio: come ti sei avvicinato a questo sport?

E’ successo quando mi sono trasferito qui a Venezia, due anni fa. Mi sono chiesto quale fosse il modo migliore per potere conoscere veramente questa città unica al mondo. Capii ben presto che l’unico modo per farlo era visitarla tramite le tipiche imbarcazioni veneziane, che sono uniche al mondo per forma e dimensione. Posso nominarti alcuni nomi di esse, la gondola, il sandalo, la caorlina, ma c’è ne sono molte altre ancora. Se ci pensi, tutto questo ha una similitudine con le località montane, che riesci a coglierne lo spirito solamente cimentandoti negli sport da neve come lo sci. A Venezia funziona la stessa cosa con le barche.”

 

.) Come si svolgono gli allenamenti nella voga?

Per poter rispondere a questa domanda devo prima fare una premessa. Nella voga veneta i ruoli principali, in un’imbarcazione, sono due: il poppiere ed il provino. Il poppiere è colui che sta a poppa (in fondo alla barca) ed è il ruolo più difficile e complesso di tutti, dato che ha il ruolo di dirigere l’imbarcazione. È un compito che solo persone di grande esperienza possono compiere. Io stesso, con la mia attuale esperienza, so farlo solo in modo sommario. Il provino invece sta a prua (in cima alla barca), e possiede il ruolo di spingere l’imbarcazione e, in caso più persone voghino, ha anche quello di dare il tempo di vogata. Tra i due mi sento di dire che il poppiere è il ruolo più complesso, specie se si è da soli, perché in quel caso si ha anche i compiti del provino. Il primo passo per poter ricoprire simili ruoli, in cui ogni movimento è calcolato alla perfezione, è quello di prendere confidenza con il remo e la forcola (base dove si appoggia il remo), imparando a vogare con sensibilità e tecnica il remo. Solo così si può cominciare a capire la barca veneziana, qualsiasi essa sia, ed a comprendere il complesso moto di forze che permettono a poppiere e provino di muoverla. Da questo punto di vista, devo dire che qui a Ca’ Foscari abbiamo un’ottima scuola per imparare la tecnica, accessibile a tutti anche grazie a corsi con costi di iscrizione modici.”

 

.) Qual è il segreto per costruire un gruppo coeso e vincente nella voga veneta?

Non c’è un vero e proprio segreto. Diciamo che il tipo di imbarcazione che scegli determina la tipologia di squadra che devi formare. Se dovessi generalizzare, direi che i parametri con cui si suddividono i ruoli in squadra sono l’esperienza e la forza, che devono comunque essere livellate in egual misura. In caso contrario, un membro particolarmente inesperto, o poco robusto, rischierebbe, da solo, di danneggiare gli sforzi del resto della squadra. Posso farti un esempio con la caorlina (imbarcazione da sei posti): il poppiere, e il primo uomo alla sua sinistra (detto sentina), devono essere i membri più esperti dell’equipaggio, perché sono loro, con la loro spinta, a guidare la vogata degli altri membri dell’equipaggio. Le posizioni centrali di solito sono date ai membri con maggiore forza fisica e resistenza, mentre il provino, che guida i compagni e detta loro il ritmo, è un altro ruolo dove l’esperienza è molto importante, dato che sarà lui a dover capire quale ritmo di vogata la squadra deve mantenere in ogni istante, in modo che possa arrivare a destinazione nel tempo previsto.”

 

.) Cosa sapresti dirmi della situazione della voga in Italia? Pensi che sia un movimento che possa essere migliorato ulteriormente?

Non conosco la situazione della voga nel resto d’Italia così bene da potere dare giudizi, anche perché la mia sfera di conoscenza si limita alla laguna veneziana. Posso dirti qualcosa sulla situazione della voga veneta: è sicuramente uno sport che va tutelato e necessita di investimenti da parte delle istituzioni per poter sopravvivere, essendo un patrimonio storico millenario. Per fortuna, Comune ed Università lo supportano bene. Ca’ Foscari, in particolare, ha istituito un ufficio allo sport, gestito da Giuseppe Barrichello, dove trattano tutti gli sport lagunari e nautici di Venezia, organizzando gare e regate, ed avvicinando gli studenti cafoscarini e dello Iuav a tale mondo tramite corsi con maestri ed insegnanti preparatissimi e a prezzi accessibili a tutti. É un’istituzione che funziona veramente bene, che non ho visto in nessun’altra università dove ho studiato.”

 

.) Chiudiamo questa intervista con una domanda forse un po’ banale: Cosa diresti per convincere una persona ad iniziare tale disciplina?

Gli direi che la voga veneta non è solo uno sport, ma è un modo per comprendere la vera essenza di Venezia. E’ avere la possibilità di viaggiare in città, e di capirla, in un modo molto più profondo di come si fa stando sulla terraferma. Attraverso la barca tu capisci la laguna, che è un tutt’uno con l’imbarcazione, che è perfettamente adattata ad essa, in un modo unico al mondo. Forse, se dovessi trovare un rovescio della medaglia, è che la competitività in questo sport è piuttosto limitata, proprio a causa della sua unicità, che lo rende impraticabile da altre parti. Ma io sono convinto che ciò che guadagni, ovvero conoscere e capire la vera essenza di Venezia, sia molto superiore a qualsiasi competitività di molte altre discipline sportive.”

 

L’intervista finisce. Ci scambiamo gli ultimi convenevoli, mentre Federico mi propone di provare, tra un anno, ad allenarmi per partecipare alla tradizionale regata veneziana su Galeone di fine estate (un evento trasmesso anche da mamma Rai). Gli dico che ci penserò, salutandolo con una stretta di mano. Mentre mi affanno per raggiungere la stazione, visto che a causa del mio ritardo perenne rischio anche di perdere il treno, ripenso alle sue parole, e mi accorgo che sono stato sincero nel rispondergli: l’idea mi solletica. Mi ispira la possibilità di partecipare a qualcosa di così unico e raro, di potere apprendere, anche se solo per pochi mesi, il vero spirito di Venezia. Uno spirito che noi studenti, specie se abitanti della terraferma come me, facciamo fatica a notare, eppure è lì, davanti a noi. Una gemma rara e preziosa, con tutte le sue sfaccettature, che solo noi, che abbiamo deciso di studiare e vivere qui, in mezzo ai palazzi che sfidano il mare, possiamo goderci. Non i turisti, ma noi, abitanti e studenti di Venezia. Una gemma che aspetta solo di essere colta, proprio quello che ha fatto Federico.

E chissà che anche io, tra un anno, non scelga di provare a toccarla con mano.

 

 

Gianmaria

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